FAQ

Acustica Industriale

Quale differenza esiste fra i limiti assoluti di immissione e i limiti di emissione?

I limiti assoluti di immissione sono riferiti al rumore ambientale che esiste in un certo contesto territoriale (clima acustico del territorio) e, come tale, comprende un insieme più o meno ampio di sorgenti sonore: rumore legato al traffico, alla presenza delle persone e delle loro attività, alle sorgenti di tipo industriale.
I limiti di emissione, invece, sono riferiti al contributo delle singole sorgenti, ovvero: se il rumore ambientale, nel suo complesso, rispetta un limite specifico, ogni sorgente che lo compone deve rispettare un limite inferiore.
Il DPCM 14/11/1997 stabilisce, per ogni Classe della zonizzazione, una differenza pari a 5 dB fra i limiti di emissione ed i limiti assoluti di immissione.

Cos’è precisamente il criterio differenziale?

E’ il criterio che prevede la valutazione della conformità rispetto al limite differenziale di immissione definito nel D.P.C.M. 01/03/1991 e nella Legge Quadro n° 447/95 come la differenza fra il livello equivalente del rumore ambientale ed il livello equivalente del rumore residuo. Volendo verificare se una specifica sorgente, che può essere un impianto o uno stabilimento nel suo complesso, rispetta il criterio differenziale, occorre effettuare il rilievo fonometrico di rumore ambientale, con la sorgente in esame funzionante, ed il rilievo fonometrico di rumore residuo, con la medesima sorgente spenta. Il D.P.C.M. 14/11/1997 stabilisce che tale differenza non deve superare i 5 dB in periodo diurno ed i 3 dB in periodo notturno. Tutti i rilievi fonometrici citati devono inoltre essere effettuati esclusivamente all’interno degli ambienti abitativi.

Tutte le sorgenti sonore devono rispettare il criterio differenziale?

Il D.P.C.M. 14/11/1997 precisa che il criterio differenziale non si applica alla rumorosità prodotta:

  • dalle infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali e marittime;
  • da attività e comportamenti non connessi con esigenze produttive, commerciali e professionali;
  • da servizi ed impianti fissi dell’edificio adibiti ad uso comune, limitatamente al disturbo provocato all’interno dello stesso.

Il D.M. 11/12/1996 ha concesso, inoltre, una deroga dal rispetto del suddetto criterio per gli impianti a ciclo produttivo continuo in funzione da prima del 1996 che rispettano i limiti assoluti di immissione della zonizzazione acustica comunale redatta ai sensi della Legge Quadro n° 447/95 e dei relativi decreti attuativi.

Cosa si intende per impianto a ciclo continuo?

Il D.M. 11/12/1996 (all’art. 2) definisce “impianto a ciclo produttivo continuo”:

  • quello in cui non è possibile interrompere l’attività senza provocare danni all’impianto stesso, pericolo di incidenti, danni al prodotto,
  • quello che ha una necessità di continuità finalizzata all’erogazione di un servizio pubblico essenziale,
  • quello il cui esercizio è regolato da contratti collettivi nazionali di lavoro o da norme di legge, fatte salve le esigenze di manutenzione

Quali sono i limiti acustici con i quali si deve confrontare il rumore esterno?

Un impianto (stabilimento) è inserito in un contesto territoriale cui dovrebbe essere associata la zonizzazione acustica predisposta dal Comune. I limiti discendono dalle classi alle quali appartengono le aree circostanti l’impianto (stabilimento); essi sono sostanzialmente i limiti assoluti di immissione (diurni e notturni) e i limiti di emissione (diurni e notturni). Entrambi vanno verificati in ambiente esterno: i primi in prossimità dei recettori (vedi legge 447/95, art. 2.1 lettera f), i secondi “in corrispondenza di spazi utilizzati da persone e comunità” (vedi dPCM 14/11/1997, art. 2.3).

Quali sono i riferimenti normativi per i rumori interni ed esterni?

Per ciò che concerne il rumore interno valgono i riferimento normativi dati dal D.Lgs. 81/08 che definisce alcune soglie di verifica del livello equivalente di esposizione cui è soggetto un qualsiasi lavoratore nel corso di una giornata tipo (o di una settimana tipo).
Il rumore all’esterno, prodotto dalle sorgenti legate all’attività industriale, deve invece confrontarsi con la zonizzazione acustica comunale che, associando al territorio delle precise classi acustiche, stabilisce dei limiti di rumore da soddisfare.
Il rumore all’esterno deve inoltre essere valutato in riferimento al rumore esistente con lo stabilimento/impianto disattivato (rumore residuo). La zonizzazione acustica ed i limiti trovano riscontro nella normativa nata con il D.P.C.M. 01/03/1991, cui sono seguiti la Legge Quadro del 1995, i decreti attuativi di quest’ultima e le leggi regionali pertinenti.

Quali sono i criteri per le opere di insonorizzazione?

Quelli esplicitati dalla normativa in materia di inquinamento acustico, ovvero:

  • interventi sulla sorgente (incapsulaggi);
  • interventi lungo il percorso di propagazione (schermature);
  • interventi sul recettore (mezzi di protezione individuale per i lavoratori, riorganizzazione del lavoro, potenziamento degli isolamenti di edifici destinati a civili abitazioni ed esposte a rumore).
Acustica Ambientale

Cosa si intende per “Clima Acustico” di un’area?

Il clima acustico esistente su una specifica porzione di territorio è sostanzialmente il rumore ambientale associato a quel territorio.
Rumore che può variare a seconda del periodo di riferimento durante il quale viene rilevato (diurno e notturno) e che dipende dalle sorgenti sonore presenti: sorgenti industriali, vie di comunicazione, attività umane in genere, sorgenti naturali.
La Legge Quadro sull’inquinamento acustico (447/1995) prevede (art. 8) l’obbligo di valutare preventivamente il clima acustico per aree destinate a particolari recettori, quali scuole, ospedali, edifici ad uso residenziale.

Come si inserisce nello studio l’utilizzo della simulazione matematica?

Algoritmi di calcolo e/o software specializzati nella valutazione dei parametri di interesse per l’acustica architettonica vengono utilmente impiegati sia per valutare le prestazioni delle strutture in termini di isolamento, sia per stimare il campo sonoro che si determina, all’interno dell’ambiente, in relazione alla sua geometria ed ai materiali di rivestimento esistenti o previsti.
La simulazione matematica consente dunque di ricostruire a modello ciò che è oggetto di progettazione verificandone la rispondenza agli obiettivi prefissati.
Inoltre, qualora si evidenzino scorrettezze o inadeguatezze, possono essere configurate altre ipotesi progettuali fino al raggiungimento della situazione acustica ottimale.
Il procedimento è tanto più affidabile quanto più risultano precisi i dati che vengono inseriti nel calcolo.
I vantaggi che derivano dall’utilizzo della simulazione possono dunque essere:

  • operare in maniera non distruttiva, modificare cioè nel modello strutture e situazioni con azioni che, se fossero fatte sulla realtà, porterebbero ad alterazioni, senza possibilità di ripristino;
  • verificare una gamma di soluzioni alternative, risparmiando in costi ed in tempi di esecuzione;
  • avere una risposta circa la conoscenza dei fenomeni e l’efficacia degli interventi senza attendere lunghi intervalli di tempo, in maniera quindi assai utile per fare previsioni e prendere decisioni.
Acustica Abitativa

Quali sono i requisiti acustici passivi degli edifici?

Il d.P.C.M. 05/12/1997 definisce come requisiti passivi degli edifici: l’indice del potere fonoisolante relativo alle partizioni fra ambienti di differenti unità immobiliari, l’indice dell’isolamento acustico standardizzato della facciata dell’edificio, l’indice del livello di rumore da calpestio dei solai, la rumorosità prodotta dagli impianti tecnologici. Gli ambienti sono suddivisi in classi e per ciascuna classe il decreto citato stabilisce dei valori obiettivo per ciascun parametro. Altri parametri, non inseriti nella citata norma, possono risultare significativi per valutare la qualità acustica di un edificio.

Quali sono i dati e le informazioni utili per effettuare una previsione acustica?

Se l’ambiente oggetto di studio è di nuova realizzazione occorre far riferimento ai progetti strutturali ed architettonici, nonché ai capitolati che definiscono materiali, impianti, tipologie e criteri costruttivi; sulla base di queste informazioni è possibile avviare lo studio acustico e stabilire se gli assunti progettuali sono tali da conseguire le prestazioni idonee alla funzionalità desiderata per l’ambiente.
Se l’ambiente già esiste ed è prevista una più o meno radicale ristrutturazione, accanto ai dati di progetto è opportuno acquisire informazioni strumentali caratterizzando ad esempio il campo acustico (mediante tempo di riverberazione e distribuzione del livello di pressione sonora) e l’entità degli isolamenti forniti dalle strutture esistenti.

Gli impianti di servizio degli ambienti a che requisiti devono rispondere?

I requisiti sono abbastanza articolati e dipendono anche dalla destinazione d’uso specifica dell’ambiente; a grandi linee si può ritenere che:

  • gli impianti collocati all’esterno, o dotati di comunicazione con l’esterno (ad esempio condizionatori, unità di trattamento aria, ecc) sono potenziali sorgenti di rumore verso recettori non direttamente coinvolti dallo spettacolo, manifestazione, attività, ecc; per tale motivo dunque sono soggetti ai limiti associati alla zonizzazione acustica ed al criterio differenziale.
  • gli impianti tecnologici (ad esempio: condizionatori, scarichi idraulici, ascensori, impianti termici, ecc) devono rispettare quanto indicato dal D.P.C.M. 05/12/1997 “Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici” che stabilisce i livelli sonori da conseguire all’interno di vari ambienti o locali.
  • gli impianti tecnologici (tipicamente le bocche ed i canali dedicati al condizionamento) dovrebbero inoltre rispettare, nelle sale propriamente dedicate alla manifestazione, i livelli sonori indicati dalle curve NC (25, 30, 35). Questo requisito assicura un rumore di fondo molto basso nell’ambiente in cui è importante non avere disturbi nella percezione di un messaggio vocale o musicale.